Antistene e le mirabili visioni
Antistene si aggirava sperduto per le immense sale del museo, dinnanzi a lui in sequenze ragionate quadri, sculture, stranezze che si susseguivano continue; disperato si ridusse al bar per bersi una birra e tonificarsi con essa.
Seguiva le tracce di un''interiore rivisitazione del suo ultimo bizzarro amore. Negli ultimi tempi aveva avuto diversi amori bizzarri, e come conseguenza il sesso gli si era imbizzarrito.
Non che la cosa lo impressionasse, ma lo rendeva strano in società; anche se una ragazza gli piaceva, il suo sesso imbizzarrito lo esponeva a degli equivoci, a volte spiacevoli. Gli si rizzava nei momenti meno opportuni, e nei momenti cruciali denotava un''inspiegabile inerzia.
Questo lo esponeva di continuo alle rampogne delle partners, e la cosa a lungo andare lo aveva reso nervoso dal punto di vista fisiologico, che se pur non importantissimo nelle interessanti storie d''amore, è pur sempre un cardine sul quale le storie d''amore si articolano.
Adesso cercava di risolvere il suo caso immergendosi nell''atmosfera del suo ultimo contorto contatto; erano tre anni che si era lasciato con Adele. Adele era appassionata d''arte astratta, aveva chiarito a se stessa questo segmento dell''arte moderna, arte non come imitazione della natura, ma come libera fantasia creatrice, e lo aveva introdotto a meditazioni compiaciute dei ghirigori più sublimi: rintracciare, scrutando impercettibili segni, il segreto del riposto pensiero dell''artista. Lui pazientemente aveva passato, peregrinando con lei in tutti i musei raggiungibili, nelle mostre allestite dai critici più spinti nel futuro, momenti sublimi d''estasi. Nei rapporti erotici interpersonali lei lo spingeva a sublimare il rapporto, per cui si esibiva in meravigliosi, fantastici spogliarelli, ma rifiutava il contatto fisico.
Questo a lungo andare, anche se il ricordo era impastato di uno spessore piacevolissimo, lo aveva estenuato fino al definitivo tracollo, che appunto, con la sua rivisitazionedei luoghi a loro cari, cercava di risolvere. Una giarrettiera intravista per caso, un culetto procace, i seni ancorché velati, lo mandavano in estasi, ma conteporaneamente l''abitudine alla sollecitata sublimazione, invece che farglielo eregere vigoroso, glielo faceva sobbalzare in sussulti spasmodici con finale prostrazione fuori tempo.
E Carlotta glielo aveva rimproverato: amante del culturismo e della musica classica, lo tentava al suono del laser, con voluttuosi abbrancicamenti, in una penombra dove l''occhio non godeva che barbaglii di piacevolezze proibite.
Approfittando di una pausa del loro incontrarsi, in quanto Carlotta si recava per un congresso fuori città per undici giorni, Antistene mise in atto il piano a lungo meditato. Ricostruire attraverso una rivisitazione le immagini del passato per esorcizzarle e ritornare a uno stato più accettabile alla sua bella, ed iniziò appunto recandosi al museo d''arte moderna e l''obiettivo era "spirali iperspaziali", oggetto dello sviluppo del discorso, fonte della serata memorabile, quella indimenticabile, la più incisa in lui, in quanto tra loro si era scatenata una ridda avvolgente di fantasie che li avevano portati a vertici sublimi. Adele, ed era stata l''ultima volta che l''aveva vista, con uno scatto rabbioso l''aveva lascito di sasso, in quanto lui nel turbinio dei sensi non aveva sublimato: con uno scatto inopportuno aveva tentato di afferrarla, rompendo l''incanto nell''istante agognato più vivo e significante: la tensione era crollata di colpo come Adele aveva ben previsto; tale era l''origine dei suoi guai attuali.
E si era ridotto al bar a bere birra.
Questo gli serviva per calmarsi, come in un incubo aveva rivissuto le scene e l''ormai involontario imbizzarrimento si era sviluppato in una direzione imprevedibile per cui con gli occhi stralunati si lubrificava con l''alcool, per l''istinto di dimenticare.
Bevve cinque birre prima di accorgersi che stava parlando con una ragazza che sorseggiava con studiata lentezza un cappuccino e lo guardava assorta negli occhi.
Un gran specchio velato, bronzeo con velature violette, gli permetteva di vedere anche la parte posteriore della sua vertiginosa toilette turchese, volutamente scioccante, e questo beava il suo sguardo scrutatore, avido di nuove sensazioni.
Del loro parlare, fu cosciente da questo punto: "Dolce convitato, tutti noi fuggiamo, e faremmo qualsiasi cosa per scampare all''orrido che delle volte la memoria produce in noi! La rottura dei sogni ci uccide, e dobbiamo tuttavia ricomporre quei sogni. Scambiamoci i telefoni, hai il videoregistratore? compra questa cassetta, la troverai a Trastevere".
Gli diede tutte le indicazioni e si allontanò con una promessa.
Il lavoro di cattedratico di Antistene si svolgeva secondo l''ultima impostazione semiologica; con la chiave in testa, chi non era a sua conoscenza, trovava incomprensibili i suoi testi, e lui si compiaceva di tingere e ritingere le ideuzze, questo lo faceva tronfiosamente apparire una stella di prima grandezza; si era spinto sul sentiero della narrativa, e il successo era stato più che lusinghiero, nonostante la stesura fosse irrimediabilmente irrimediabilmente lardellata e appesantita da involute citazioni polverosamente pedanti; non intendeva che gli sprovveduti che avevano osato le sue pagine, arrivati alla terza pagina, lasciavano sgomenti il guazzabuglio, e ricorrevano al suntino per scoprirne la vacuità, paludatamente ammantata; inoltre scriveva con sicumera su alcuni periodici con sciatta, volutamente sciatteria tutologistica, pignolescamente didattico.
Ma la nuova situazione lo spinse a cercare tra tante carte se ci fosse parvenza di rimedio all''incresciosa situazione.
Non rendendosi conto che perfino nell''algida matematica si trovano i numeri irrazionali, lui razionalista di ferro, cominciò a rovistare nella cabala, nelle varie sue vulgate, e in ogni altro scritto esoterico, alchemico, iniziatico.
E si trovò subito a mal partito.
Infatti, se lui aveva una chiaveta, dovette constare, con raccapriccio che gli estensori del versante che si era messo ad esplorare, di chiavi ne aveva mille, e delle più raffinate e complesse.
Una traccia gli baluginò in alcune strofe del Polizziano:
"amor balzò, virtuoso agli occhi della bella tutta contenta della possanza sua e lei ristette godendone la vista
e l''alitar suo lieve con labbra porporine
di due delizia".
Doveva scavare, la miniera avrebbe dato i suoi frutti.
Quando squillò il telefono, stava riordinando il materiale raccolto per introdurlo, estremo vanto nell''elaboratore.
"Sono Penelope, adorato, narrami della tua casa, e dei tuoi mille viaggi".
Antistene, riconobbe subito la splendida interlocutrice del bar, e avendo contezza delle sue artificiose doti, incominciò con rendere flautata la voce, con tale strumento i suoi approcci erano talmente sofisticati che ne inorgogliva sempre.
La parola rotonda, studiata, sospesa, diluviante, ricercata, analiti, sospesa, suadente.
Ma l''ambiente non si riscaldava.
Passò in uno stratagemma in cui era maestro, il lamento.
In un certo senso non gli si potevano accollare tutti i torti nelle condizioni in cui si trovava.
"Mio dolce, inserisci la cassetta!"
Se ne era quasi scordato.
Ecco "rose strappate".
"Al mio via iniziamo, io qui, tu li, dinnanzi le stesse immagini ed un filo che ci unisce, non farmi perdere nulla in questa meravigliosa serata iniziale".
Era un filmetto porno.
Correva la macchina con due colombi tubanti teneramente, su una strada di montagna, da una traversa sbucava un gruppetto in moto. Il gruppetto minaccioso dapprima cercava di farli uscire fuori strada; poi li catturava in uno spazio erboso, quindi sodomizzato lui, sodomizzavano lei, e quindi si abbandonavano ad un''orgia di ogni sorta di empietà sui due malcapitati, facendoli riappacificare in un sessantanove con doppia sodomizzazione.
"Hai visto che tatuaggi aveva il capo?"
"Io temo lo stupro e l''aids".
"Ti ho pensato, tu sfideresti la sodomizzazione, mi difenderesti."
"Ricominciamo tutto di nuovo! voglio pensarti in un momento segreto, non mi parlare, berrò il tuo respiro!"
Antistene, tremava tutto, amore si era rattrappito completamente, grinzoso asfittico: con orrore si acorse che ebbe un risveglio alla sodomizzazione violenta, poi si rattrappì, non diede segno di sorta per riergersi solo nella fase finale.
La nuova trappola era scattata, di colpo si ammosciò, alla dissolvenza finale.
"Sì, meravigliosi tatuaggi".
Anche la lingua gli si era rattrappita.
Salutato, gli uscì un involontario lamento.
"Meraviglioso, sei mio!"
Impietoso, nel riconquistato silenzioso, si guardò con orrore. Quale nuova china percorreva? E lei che gli aveva lasciato un nuovo messaggio "tienti pronto, stesso negozio, nuova clips, centelliniamocela"!
Nel sogno agitato di poche ore, come un caleidoscopio di membra lo travolse, per cui con gli occhi sbarrati, riverso sul letto, vide le prime luci dell''alba.
Sulla tazza della defecazione, amore si risvegliò prosperoso, la mente ghiacciata e non ci fu verso di acchetarlo.
Priapismo?
Sulla nuova traccia lo sventurato rovistò dapprima vocabolari, enciclopedici e dizionari, arricchita la bibliografia, cominciò con tortuosi labirinti di carta a cercare lo spiraglio.
Tutto lo portava ad un punto, la mandragora.
Quando lordo di fango, nei pressi di un cimitero abbandonato di campagna, fu rintracciato dalle guardie forestali, tutti furono comprensivi con lui.
La guardia piu anziana ebbe un solo commento: "In città sono tutti malati!"
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