Gufo ad Alce!

Gufo ad alce! gufo ad alce! i ragazzi, abbandonati i motorini, si erano tolti gli stivali e si riposavano ai piedi del colosseo quadrato, vicino ai cavalli marmorei, c'era da andare a prendere dei pacchi vicino al colosseo e portarli in una straduzza di monte verde, si rinfilarono gli stivali e partirono.

La straduzza di monte verde, aveva al numero civico, un pezzetto di giardino, ed una scaletta conduceva ad una porticina. Simeone attendeva che gli fossero consegnati i libri di cui aveva estremo bisogno, e quando sentì bussare fu lesto ad aprire, scarabocchiò il foglio e si rintanò prontamente dopo aver chiuso la porta con il pacco nella stanza, adibita a studio di scultore, regnava un incredibile disordine, da una parte, ricoperta da un foglione di plastica, la statua era lasciata ad asciugare, un traliccio pensile di assicelle di legno coronava il soffitto, da questo, spot luminosissimi e orientabili creavano zone d'ombra, e in una di queste, su una poltrona tutta buchi di pelle marrone, si distese e scartò gli ultimi arrivati, erano trattati sulle sette pitagoriche che tramandavano gli arcani sul karma, la metempsicosi e la numerologia.

Ersilia stava nella casetta di campagna, ad accudire l'orto e le gallinelle, aveva detto più e più volte e Simeone di togliergli il vizio di fumare, lo sapeva cagionevole di salute, e in anni di matrimonio, era stata sempre l'infermiera sagaca di una incredibile serie di malanni, cadute, ricadute, convalescenze, questo la riempiva di ansie sottili, in quanto testardamente Simeone si esponeva senza difese ai germi ai virus, ai funghi, ai batteri che sembravano trovare in lui il pabulum più ricettivo che si possa desiderare aveva deciso che la città con i suoi miasmi era forse la fonte di tutte quelle perniciose infezioni, e aveva premuto per trasferirsi nella campagna, ched'altronde lei amava, per vedere se era possibile arrestare il succedersi di tanti malanni, è vero che ora il mutuo decennale gravava sulla casetta e sull'orticello, ma finchè c'è vita c'è speraza, e lei non faceva che scacciare dalla mente l'incubo di una fine immatura per il mutuo di Simeone, che altrimenti con la pensione di reversibilità, aveva già fatto calcoli accurati, non sarebbe riuscita a sanare quel gravame.

Simeone, fumando un sigaro toscano, scorreva febbrilmente i volumi, adesso era giunto ad una nuova chiave di lettura di Platone ed ardeva dal desiderio di cogliere le più sottili sfumature che già intravedeva collegate a platino, per sfociare in mare aperto della gnosi.

Fare lo scultore non è un lavoro da prendere sotto gamba, essendo il committente uno gnostico, almeno così il discorso fra di loro lo aveva condotto a concludere, voleva ben figurare con lui, in quanto la maestosa villa, a forma di anfiteatro romano che gli aveva fatto visitare, in un riposto angolo di Lanuvio, gli aveva ispirato non solo la statua in cemento trattato a cui poneva mano, ma mille altre, e non voleva perdere l'occasione di essere introdotto nel cenacolo che aveva intuito si radunasse in quel posto segreto.

L'arte l'aveva sempre ispirato, e la fortuna di lavorare solo mezza giornata per un ente previdenziale, con pochi ritorni pomeridiani di straordinario, lo poneva nella felice condizione di sbizzarrirsi in quelle sue voluttuose fantasie plastiche.

Aveva già all'attivo alcuni riconoscimenti in collettive al cral e al dopolavoro che con il patrocinio della provincia, regione e comune, più volte aveva per stimolare l'artistica creatività artistica dei dipendenti, siccome voleva anche il dettato costituzionale, messo a disposizione saloni sotterranei di difficilissima agibilità per queste manifestazioni.

Clementina, pittrice naif, con la quale divideva lo studio, era stata il tramite che gli aveva fatto conoscere il committente, un personaggio serio ed austero, con una gran barba brizzolata che aveva incontrato proprio con lei nello studio, una volta che recatosi in ufficio per gli straordinari, si era accorto di aver dimenticato il flacone delle pillole a casa, ma essendo accorto ne aveva uno di riserva nello studio, e in tal modo aveva fatto la sua conoscenza.

Molto al committente era piaciuta la statua che Simeone aveva in lavorazione con modella Clementina, mirabilmente ritratta in vesti di diana cacciatrice, le sue grazie seducenti splenditamente velate da una tunichetta, e la civettuola poppa erano state oggetto di accurata testimonianza dell'intendersi d'arte del serissimo personaggio, che volle più volte osservare, con gioco prezioso di luci degli spot, le ombre, i chiaroscuri, i giochi di luce, che più facevano risaltare le grazie della mitica dea.

A Clementina aveva comperato un centinaio di quadri, ed avendo appunto cortesemente chiesto a Simeone di portarglieli nella sua villa di Lanuvio, era venuto a conoscenza dei luoghi, e dal dialogo che il committente conduceva per telefono con un'ignota conversatrice, aveva colto gli elementi che lo avevano portato sulla traccia della gnosi, e degli arcani sottesi, per cui non si era voluto sguarnire in quel campo.

Ersilia, con sgomento si accorse che Simeone era affetto da qualche male incurabile, la notte i suoi rantoli la svegliarono, doveva provveddere o il mutuo non estinto l'avrebbe cacciata con la morte del marito da quell'angolo di paradiso che era creata.

Quando giacque esanime si senti di ghiaccio. La mattina Ersilia, con a fianco Simeone coperto di sciarpa e cappello si fermò dal benzinaio Otello, il pieno che andiamo al fiume Velino. Presentatasi al posto di Polizia più vicino, disperata fece la dichiarazione, il marito si era allontanato e lei non era riuscita più a rintracciarlo, cani poliziotto, elicotteri, foto elettriche, fu tutto vano.

In un roveto, unica traccia, la sciarpa. Sui giornali apparvero descrizioni accurate, pantaloni marroni, giacca a vento una sua fotografia lo ritraeva con la didascalia che forse aveva perduto la memoria.

Fu iniziata la procedura di morte presunta, di lì a dieci anni la pratica avrebbe completato il suo iter, per l'intanto Ersilia doveva tenere una accurata contabilità.

Mai nessuno seppe che le gallinelle se l'era pappate Simeone, passate in un gran tritacarne elettrico.

Otello testimone chiave, non si rese mai conto di aver visto un pupazzo.