Lasciare Heidelberg per un lungo periodo di permanenza al Gran Sasso, negli Abruzzi, fu per Eliodoro raggiungere una meta da tempo rincorsa.Aveva dedica to tutto il suo Curriculum di studi ai raggi cosmici, le misteriose radiazio ni che dagli spazi infiniti pervengono in maniera irregolare e strana sulla terra, la fisica delle alte energie si aspettava molto da una approfondita sperimentazione nel campo; ed Eliodoro era stato prescelto tra una rosa di tre candidati, che in cuor suo riteneva di essere il più adatto non c'era dubbio, ma la vita acccademica è così piena di oziosi imprevisti che fino al l'ultimo aveva tremato. I preparativi per la prima ricognizione sul posto furono rapidi; abituato fin da fanciullo a viaggiare, non aveva apprensini per le missioni interessanti e poi si avanzava la dolce primavera. La grande caverna, situata lungo il percorso dell'autostrada scavata nelle vi scere del Gran Sasso era ormai famosa in tutto il mondo scientifico, era sta ta una geniale trovata italiana e i fondi della comunit erano arrivati in tempo per permettere che i cantieri del ciclopico scavo fossero portati avan ti e non arrestati dalla cronica crisi in cui si dibatteva tutta la strategia finanziaria delle imprese scientifiche italiane.
Eliodoro raccolse le sue poche cose in una sacca, che l'accompagnava da anni nelle sue girovaghe esperienze, si imbarcò su di un aereo e scese a Roma. Era abituato al caos degli aereoporti, anche i più prestigiosi e qualificati, ma quello romano lo lasciò impressionato per l'accavallarsi di impedimenti di ogni sorta, si districò dai tentacoli dell'aeroporto prendendo un pulman e ar rivato al terminal farmmischiato ad asiatici, americani, africani cercò inva no un taxi per recarsi all'albergo, che per precedenti esperienze romane ave va non lontano dalla stazione, per cui persa ogni speranza, si avviò a piedi con il suo sacco sulla spalla, come un marittimo.