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Nulla

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Elio ebbe la fortuna di avere un'avvenente e preparatissima professoressa di storia e filosofia, che gli aveva chiarito il periodo di transizione, il guado attraversato da un popolo che da agricolo era stato violentato a diventare operaio. A causa della caduta delle barriere doganali che proteggevano i prezzi agricoli, svantaggiati sul piano internazionale dall'orografia del paese - un correttivo era venuto dagli accordi dell'Europa unita, ma… - l'industrializzazione forzata aveva causato l'emigrazione, la cementificazione delle coste, perché chi poteva aveva puntato sul turismo; ora la de-industrializzazione creava nuove masse di diseredati in balìa del selvaggio mercato del lavoro… La prof gli schiudeva gli scenari del post industriale post moderno.


Elio, che trovava interessante la materia, decise di proseguire gli studi, illuminato dalla bella professoressa che così chiaramente lo aveva guidato. Ma poi, scorticato cerebralmente dall'aridume dei cattedratici universitari, si era trovato solo e sconsolato di fronte alla scelta della tesi. Non partecipava a nessuna consorteria universitaria, anzi le ignorava; e decise di giocare una rischiosissima carta. Post Moderno? Era l'etichetta del nulla, altro che pensiero debole, quello era pensiero scemo!

Ma la delusione provata al contatto con tanti tronfi tromboni l'aveva ormai prostrato. Il padre era morto, lasciando unico sostegno alla madre una pensione di reversibilità, e con quella tutt'e due tiravano avanti, ma il padrone di casa premeva per lo sfratto. Dai pulpiti osceni della carta patinata, frammisti di modelle esibenti con impudicizia crescente la propria carne in vendita, i suoi "maestri" firmavano articoli bacchettoneschi contro le violenze sessuali, puntando l'indice contro coloro che non erano cresciuti interiormente, che erano rimasti legati ad ancestrali e inconfessabili pulsioni, primitivi, intorno ai quali si dovevano erigere steccati, ma che dico, palizzate, difensive e offensive: Elio si sentiva parte di quel mondo che doveva scomparire, e cominciò a maturare un disprezzo insondabile per quegli evoluti progressivi.


Un giorno, ai piedi della Minerva, sul muretto che delimitava la vasca della fontana, una ragazza mal messa, con grandi occhiali da miope lo invitò a farsi inquadrare dalla sua videocamera. Da così tanto tempo non parlava più con nessuno che accettò di buon grado e cominciò così la loro amicizia. Roberta, indottrinata al DAMS di Bologna, cercava uno spazio per le sue videocassette, videocronache del quotidiano, e la metropoli era la sua meta predestinata. A Roma un casuale incontro con un vecchio dissennato le aveva procurato un precario alloggio; Roberta ed Elio cominciarono assieme una visitazione assidua dei luoghi deputati ai contatti tra cinefili. La mappa si estendeva anche oltre i confini della provincia; fu la loro estate.

Roberta spiegava ad Elio che un "regista" doveva vedere come vermi su ami, esca per pubblico, coloro che, coscienti o incoscienti, si prestavano al cinico gioco della ripresa. Nel perfido mondo dell'organizzazione e della commercializzazione dell'immagine, ogni parvenza d'innocenza si sgretolava, ed a qualsiasi contenuto si sostituiva un succedaneo del sapere, vuoto, insignificante, ma calligraficamente perfetto. Nella falsificazione del tutto, il nulla, evaporabile e prontamente dimenticabile, dominava la scena ormai incontra stato. Il nulla, veicolato in forma di fotone attraverso i tubi elettronici, distraeva senza sosta quella bestia furente che doveva essere cavalcata e domata: l'umanità.


Di questo e d'altro discutevano Elio e Roberta nelle loro peregrinazioni; e se la belva furente non si acchetava, se appena le briglie venivano allentate, subito spiragli d'orrore si aprivano alla vista, la fuga degli Epiroti, i massacri di jugoslavi e i mille inganni, l'annuncio del caos primordiale che avrebbe preso il sopravvento. Lezioni di politica, strategie dell'equilibrio precario, in una danza sul vulcano del mondo: Roberta ed Elio praticavano insieme queste teorie, esorcismi sul baratro hobbesiano.


Elio ripensava la sua strada; la riviveva recalcitrando, ma fino in fondo. Con furore cervellotico aveva combattuto dal suo banco in fondo all'aula, inavvertito del fatto di essere spettatore impaziente del nulla che del nulla si era malamente cibato. Era nulla immerso nel nulla! "La vita è sogno oppure i sogni aiutano a vivere meglio?", sullo schermo si agitavano ombre, incatenate a recitare una parte di nessun contenuto, finalizzata a pacificare una plebe rincitrullita, cui dare in pasto uno squallido alimento spirituale. Adesso era a lui di parlare a lei attraverso immagini fatte di nastro magnetico, dare in pasto ad altri scontenti, alla ricerca del controllo finale: il nulla! Pulvis es et in pulvis revertebis!


Elio sapeva fare l'autista, Roberta la cameriera: il sodalizio era vincente. Quando erano liberi dal lavoro, che assicurava loro il primum, vivere felicemente si dedicavano al deinde philosophare.