Trapianto


--- E il fegato? Quando arriva un po' di fegato che non sia putrido?

Il prof. Allegro, cupissimo, strapazzava il suo assistente Dr. De Tibbis, incaricato del reperimento sul mercato dei pezzi mancanti ai pazienti in lista d'attesa. Era in gioco il buon nome - e che sudate, per raggiungerlo! - del complesso ospedaliero "Ippocrate".

--- Professore, la partita che ho esaminato era scadentissima, nessuna serietà professionale; so bene per chi vi serve questo fegato, e sono sicuro che sottopeso non lo volete di certo. Non possiamo correre rischi, vero professore?

In quegli stessi istanti, Alfonso percorreva la statale 44, soddisfatto di sé, un lieve fastidio glielo procurava solo quel filo di pesca tra i denti che non voleva venire via. Stava battendo sul tempo Vincenzo e sarebbe arrivato prima di lui col suo "pescado" e l'avrebbe spuntata col prezzo. Nella discesa a tre corsie che immetteva sulla tangenziale s'avvide troppo tardi della chiazza d'olio che imbibiva l'asfalto.

Il dottor Bonocore, compassatissimo, taciturno, al telefono non si fece passare De Tibbis, ma lasciò un messaggio direttamente al Professore. Dalla segreteria telefonica della clinica "Ippocrate" il messaggio istantaneamente rimbalzò fino al satellite, oltre l'atmosfera, e poi di nuovo giù, per raggiungere il cellulare del professor Allegro, che lo ascoltò, ligio alla legge, senza staccare le mani dal volante, sfruttando le potenzialità del suo impianto viva voce. Recuperando tutta la sua efficiente bonomia, il professore dettò i suoi ordini, la sala operatoria doveva essere pronta entro mezz'ora. Lavanda gastrica al paziente, sedativi, preparare la pista d'atterraggio per l'elicottero della "Croce Azzurra" che avrebbe recato, immerso in soluzione fisiologica refrigerata, il prezioso resto umano, finalmente adeguato alla bisogna.

L'intervento filò liscio come l'olio. L'équipe del professor Allegro fu splendidamente all'altezza. Il Dr. De Tibbis provvide alla chiusura.

Qualche tempo dopo i fatti che abbiamo appena narrato, Ferdinando, illustre trombone della cultura e dell'intellighenzia, presenziò la giuria del concorso.

Seduto al tavolino con le gambe ben accavallate, conversava amabilmente con l'Adele, e saputamente discorrevano del precipizio in cui erano cadute le belle lettere e le riviste culturali. Il dolore morale che ciò gli procurava era almeno pari al dolore che gli aveva procurato il suo fegato roso dalla cirrosi, ma per fortuna a quello si era potuto trovare rimedio.

Per le altre sciagure che incombevano, avrebbe ben provveduto, non voleva che si riducesse a cotanta catastrofe il settore del bello!